A Verona il vento Soffia forte: capitan Angelica ospite a Sportitalia

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Viaggio alla scoperta di Angelica Soffia, capitano del Verona Women classe 2000, il più giovane capitano della Serie A femminile. Una responsabilità che ha accettato con orgoglio, coraggio e quel pizzico di leggerezza che solo un adolescente può avere. Di questo e di altro si è parlato a Sportitalia con Michele Criscitiello.

Il capitano del Verona Women è stata ospite questo lunedì 23 aprile alla trasmissione in diretta Monday Night in onda su Sportitalia alle ore 23:15.
Angelica Soffia è la nostra prima ospite di Sportitalia; prossimamente altre calciatrici del Verona Women siederanno infatti nel sala di Monday Night condotto da Michele Criscitiello.

Guarda la parte di trasmissione con protagonista Angelica Soffia:

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Rileggiamo l’ultima intervista rilasciata da Angelica a Il Calcio Illustrato.

Articolo di Enrico Foglietti per Il Calcio Illustrato, numero 198 di marzo 2018

La condottiera più giovane della Serie A, la prima giocatrice della “Millennial Generation” a indossare la fascia di capitano nel massimo campionato di calcio femminile: stiamo parlando di Angelica Soffia. classe 2000, 18 anni da compiere a luglio, scelta dallo spogliatoio senza esitazioni per condurre alla salvezza l’AGSM Verona. Una responsabilità che Angelica ha accettato con orgoglio, coraggio e quel pizzico di leggerezza che solo un adolescente può avere.

Non è stato facile, gli esempi che ho avuto vicino sono stati importanti. Ho avuto la fortuna di condividere il tempo con giocatrici del calibro di Melania Gabbiadini e Marta Carissimi, così questa svolta non mi ha colto impreparata pur essendo un momento che ognuno in fondo vive a modo suo. Tutt’ora sono preziosi i consigli delle compagne di squadra più esperte, anche le straniere“.

Cosa significa essere capitano per te?
Essere un esempio per la squadra dentro e fuori dal campo, un tramite tra gruppo, allenatore e società. Un capitano deve essere un punto di riferimento in campo per stimolare le compagne nei momenti difficili. Lavoro ogni giorno per avvicinarmi il più possibile a questo ideale, quando serve cerco di confrontarmi con l’arbitro con lucidità senza farmi prendere dall’adrenalina dell’agonismo. Ma soprattutto sto migliorando nel tirare il gruppo durante gli allenamenti, secondo me un capitano fa la differenza nella quotidianità“.

Esordio in A e finale di Coppa Italia giocata a 15 anni. Passano pochi mesi e scendi in campo per la Supercoppa. Sempre a 16 anni primo gol e la partecipazione alla UEFA Women’s Champions League. Sei cresciuta in un lampo, merito o colpa del calcio?
Il calcio ti spinge a prendere delle decisioni in fretta, o molli oppure fai il salto di qualità. Tante altre calciatrici hanno seguito il mio percorso. Ho rubato qualche segreto da chi è passata prima di me. Ho imparato a controllare l’ansia, ad affrontare gli impegni meno di pancia e più di testa senza rinunciare a quelle emozioni che ti fanno ricordare ogni esordio e ogni momento importante“.

Tutte le calciatrici più rappresentative se ne sono andate, Gabbiadini ha smesso. Tu invece, nonostante le tante richieste, sei rimasta a Verona. Perché?
È un ambiente che amo, una città bellissima. Qui mi sento a casa, posso crescere in una società che conosco. Il Verona mi ha dato fiducia, mi ha insegnato molto. Non si limita solo all’aspetto sportivo, qui posso continuare nel mio percorso di studi“.

Hai indossato la fascia di capitano nell’anno forse più complicato della squadra scaligera.
La Società ha rivoluzionato la squadra, molte giocatrici sono arrivate a stagione in corso e la lotta per la salvezza è un orizzonte nuovo per questo club. Dalle difficoltà è emerso uno spirito nuovo, abbiamo fatto gruppo in fretta, le straniere si stanno ambientando velocemente. La differenza di lungua non è un problema, parliamo inglese, per me è come fosse un corso gratuito!“.

Anche fuori dal campo hai dovuto fare scelte tutt’altro che facili per un adolescente. Già pendolare a 14 anni, ora vivi in convitto lontano dai tuoi genitori a un’età in cui le tue coetanee hanno ben altri pensieri.
Sto facendo quello che mi piace, mi sono dovuta organizzare in poco tempo per fare quadrare tutto, ma non mi pesa. Ho il sostegno dei miei genitori, hanno capito che la mia passione per il calcio non pregiudica gli altri aspetti della mia vita“.

Ammetto che dalle tue risposte faccio fatica a ricordarmi la tua età.
So nascondere bene le mie incertezze e la mia ansia. Con il tempo, grazie al calcio, ho imparato ad accettare le emozioni negative trasformandole in sensazioni positive. L’ansia, se vissuta nella maniera giusta, può essere uno stimolo ad affrontare le difficoltà con quella grinta che a volte fa la differenza“.

Anche con la maglia azzurra ti sei già tolta delle belle soddisfazioni.
Con l’under 17, e ora con l’under 19, ho potuto fare delle esperienze che una mia coetanea si sogna. Ho viaggiato molto, scoperto posti incredibili e culture nuove, ho conosciuto persone fantastiche, mi sono messa alla prova non solo in campo ma anche nel rapporto con gli altri. Grazie al calcio, senza quasi accorgermene, ho acquistato una visione del mondo e della vita a 360 gradi. Come potrei non amare questo sport?“.

Anche all’interno del rettangolo di gioco sei una giocatrice eclettica, hai cambiato tanti ruoli.
Sì, è vero, a volte per scelta, altre per necessità. Ho esordito in A come esterno di centrocampo, poi sono passata in mediana, in posizione centrale. Dallo scorso anno ricopro il ruolo di terzino destro ma posso giocare anche sull’altra fascia. A me piace la corsia esterna, posso correre e coprire tutto il campo, non so stare ferma“.

Al di là di questi aspetti, cos’è che ti piace del calcio?
La possibilità che ti concede di conoscere persone nuove, stringere amicizie profonde, il lato umano, unico. E poi, lo so, sarò banale, è uno sport che ti dà libertà e si gioca all’aperto. Per chi ama correre come me il campo è uno spazio a volte troppo limitato“.

A una persona sincera e onesta come te si può fare una domanda delicata: qual è il tuo maggior pregio e quale il tuo peggior difetto?
L’insicurezza ancora mi accompagna, vorrei liberarmene. Chi ha più anni ed esperienza mi dice che è fisiologico e con il tempo andrà via. Pregio? La razionalità che mi aiuta a elaborare le situazioni complicate, a viverle e risolverle con la ragione… ma alle emozioni non rinuncio!“.

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