Faccia a faccia con Robyn Decker, da una parte all’altra della scrivania

Arrivata dal freddo svedese con l’onere e l’onore di imporsi come leader d’esperienza: Robyn Decker, difensore dell’AGSM Verona da gennaio, ci racconta i motivi della scelta di cambiare, dopo quasi una decade di stagioni. Faccia a faccia con lei, da una parte all’altra della scrivania, da una parte all’altra d’Europa: “Ho scelto Verona perché era un’opportunità interessante per me. Sono stata in Svezia per otto anni e mezzo e mi sono sentita pronta per una nuova sfida. Non conoscevo il campionato ma sono stata contenta di essermi calata in una nuova realtà, venire a vivere in un nuovo paese e poter comparare il calcio italiano con quello svedese“.

Ha vestito le maglie di  Vittsjö GIK, QBIK, Hovås Billdal, Jitex BK e Kvarnsveden prima di arrivare in terra veneta, ma come è iniziata la carriera di Robyn Decker? “Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo circa 5 anni. Dopo la mia esperienza alla Fairfield University mi si è presentata l’opportunità di proseguire in Svezia e ci sono rimasta per otto stagioni. Il calcio è sempre stato il mio lavoro, ma venire in Italia e a Verona mi permette di continuare a farlo su un livello professionale superiore“.

Anni e anni al servizio di una squadra dalla media d’età molto molto bassa, come vive questa situazione lei? “Sono d’accordo, la squadra è molto giovane. Spero di poter contribuire con la mia esperienza e la mia conoscenza calcistica, auspicando che possa essere d’aiuto per le giocatrici più giovani a migliorare e che a migliorare sia anche la classifica. In Svezia ho acquisito una certa routine, mi sento di poter essere un leader. Mi piace parlare molto in campo e chiamare il migliore schieramento, in generale cerco di poter aiutare chi è a fianco a me“.

E dove gioca Decker? Centrale, assolutamente, ma all’occorrenza fa anche la fascia: alle prese però con la tattica. “Il mio ruolo è difensore, ci ho giocato la maggior parte della mia vita ma negli ultimi due anni ho fatto il terzino di destra. La tattica è una parte importante nel calcio italiano: in Svezia non ho mai lavorato molto tatticamente quindi dovrò adattarmi al cambiamento, ma mi sento all’altezza“.

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