Robyn Decker Woman of the match a Mozzanica

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Fango, pioggia, pallone pesante. Un campo che attacca più dell’argilla fresca e la pioggia che lo rende un piano gravitazionale che attira tutto e lo tiene saldo lì come geomag. L’arbitro dice che si può iniziare e la partita diventa una battaglia fra chi ha più muscoli.

Uno 0-0 in cui spicca la difesa gialloblù. Molin spinge come mulo sulla salita di Santorini, Lipman fa il suo dietro, ma la coppia Ambrosi-Decker è da pelle d’oca. Botte, volti infangati, spazzate. Il Verona parte bene, va in affanno ma infine rischia di portarla a casa.

Robyn Decker è la giocatrice scelta come Woman of the macth, per la sua tenacia, la sua attenzione tattica, la sua dote aerea e quell’intervento in scivolata a chiudere un tiro pericolosissimo nel cuore dell’area. Scivola e scivolare è facile, ma scivola anche quel duo arretrato: scivola e scorre come una porta che non accenna a cigolare. Detta in soldoni: funziona a meraviglia.

Per Robyn non è la prima nomina, ma ne avrebbe già meritate almeno cento. Due gol salvati sulla linea, contro il Chievo e quello, fondamentale, nella vittoria a Firenze. Decker  ha la monumentalità della Statua della Libertà, ma è nel centro della difesa gialloblù.

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